In un’epoca in cui la lotta al cambiamento climatico richiede azioni concrete, una tecnologia esistente e matura potrebbe fare la differenza: la pompa di calore. Eppure, in Italia, pochi sanno davvero cosa sia e come potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui riscaldiamo (e raffreschiamo) le nostre abitazioni.
Secondo una recente ricerca promossa da un’azienda svedese all’avanguardia nelle tecnologie per l’energia pulita, solo il 25% degli italiani ha familiarità con le pompe di calore. Una percentuale decisamente inferiore rispetto al 43% europeo, che mette in evidenza un ritardo culturale prima ancora che tecnologico.
Le pompe di calore, soprattutto quando integrate in soluzioni impiantistiche che prevedono fonti di energia rinnovabili e terminali di emissione radiante a bassa inerzia termica, tecnologie promosse dal Consorzio Q-RAD, permettono di ridurre drasticamente le emissioni e il consumo di energia fossile. Il 53% degli italiani si dice disposto a installarle se ciò significasse risparmiare sulla bolletta — e quel risparmio è già una realtà. Il problema? Pochi lo sanno.
L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi: entro il 2030 dovranno essere installate almeno 30 milioni di pompe di calore. Tuttavia, con oltre il 60% delle abitazioni europee ancora alimentate da sistemi a gas o gasolio, la transizione è in salita. Gli esperti sottolineano come la sfida sia soprattutto formativa e culturale: serve preparare gli installatori, semplificare le informazioni, rendere visibili i vantaggi. La formazione e l’aggiornamento professionale giocano dunque un ruolo fondamentale nella creazione e nel perfezionamento delle “competenze green e smart”, indispensabili al nostro Paese per affrontare le sfide della transizione energetica. Proprio su questo fronte il Consorzio Q-RAD si è attivato da tempo, creando un protocollo proprietario per la qualifica professionale degli installatori, il Patentino Q-RAD “Installatore di sistemi radianti di qualità”, che promuove standard operativi elevati e valorizza il lavoro di chi opera nel settore.
Sul fronte della transizione green l’Italia è dunque pronta, anche se ancora titubante: il 74% degli adulti è favorevole a soluzioni low-carbon, ma solo il 17% le ha adottate. In questo scenario c’è però una buona notizia: i giovanissimi tra i 7 e i 15 anni sembrano più avanti degli adulti. Dall’indagine di Aira emerge infatti che l’86% di loro si dice determinato ad aiutare il pianeta, e il 62% cerca attivamente informazioni ambientali ogni settimana. Non sono solo osservatori, ma educatori in casa: oltre la metà influenza le scelte dei genitori su riciclo, risparmio energetico e riduzione degli sprechi.