I sistemi radianti sono da tempo gli impianti più adatti per climatizzare gli edifici dedicati allo sport: in Italia, come in tutto il mondo, ce ne sono moltissimi realizzati dalle aziende di Consorzio Q-RAD. Tra gli stadi del calcio, le piste di atletica, palazzetti e padiglioni per altre discipline. I vantaggi offerti dal radiante per questa categoria di costruzioni sono diversi: non creano ostacoli potenzialmente pericolosi, non sollevano polvere, garantiscono comfort naturale agli atleti e prestazioni energetiche più efficienti alle società di gestione. Nel caso del pavimento radiante si possono poi abbinare i rivestimenti di tutte le categorie: dal tappeto erboso al parquet fino alla gomma.
La transizione energetica di palazzetti e stadi potrebbe essere un’opportunità di crescita per il settore. Come ha evidenziato un articolo del Sole 24 ore (uscito solo nella versione cartacea) pubblicato qualche giorno fa ha scattato una fotografia dello stato degli impianti sportivi italiani: “..mostra i segni del tempo: l’inadeguatezza tecnologica, energetica e strutturale colpisce la maggioranza delle strutture presenti sul territorio, trascinando con sé maggiori costi di manutenzione e minori ricavi nella gestione. Una debolezza che diventa però opportunità di rigenerazione, come ben sanno i Comuni, attori principali della stagione di rilancio dell’impiantistica”.

L’approfondimento del quotidiano di Confindustria ha anticipato i primi dati di un censimento delle strutture condotto da Sport e Salute, la società pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia. Al momento della pubblicazione si contano 218.855 luoghi sportivi, tra impianti e altri spazi: il 65 per cento è stato costruito prima del 1990 mentre l’8 per cento risulta non è più in funzione. Il tallone di Achille di questo patrimonio immobiliare sono le strutture di media e grande dimensione. Meno del 15 per cento degli stadi di calcio di serie A e B utilizza fonti rinnovabili. Tanto che le grandi arene hanno una percentuale di capienza inferiore al 60 per cento, contro il 95 per cento delle leghe calcistiche europee. Elementi di debolezza che limitano i ricavi delle società sportive.
Conclude il quotidiano:
Eppure, questa fragilità infrastrutturale apre spiragli di rilancio in un settore che a dire il vero ha già iniziato a reagire. Il 2023 ha portato complessivamente a segno quasi un miliardo di euro di nuovi progetti, in crescita del 69 per cento rispetto al 2021; inoltre, il primo semestre 2024 ha segnato un ulteriore aumento 35 per cento. I dati arrivano dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che segnala anche come tra il 2019 e il 2023 le infrastrutture per lo sport abbiano assorbito il 22 per cento dei finanziamenti contratti dagli enti locali per opere pubbliche, per un totale di oltre 1,3 miliardi di euro. Non solo: nel 2023, la voce «sport e tempo libero» è stata la prima categoria di investimento nelle spese in conto capitale, con 353 milioni di euro, davanti a trasporti ed edilizia sociale.